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Posts Tagged ‘Parliamone’

Ebbene sì, fatto 30 facciamo anche 31.

Prima che il mio spirito fangirlesco scatenato dalla lettura del libro si affievolisse, prima che la mia ferma convinzione di voler tenere distinti libro e film venisse meno, e prima che Lui ci ripensasse e mi mandasse a spasso, mi sono fiondata al cinema.

 

Iniziamo da alcuni punti fermi, necessari visto che negli ultimi giorni ho sentito bestialità varie:

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1) “No, non andiamo a vederlo perchè è troppo violento.”  A parte il mio sospiro di sollievo alla frase della signora perchè questa si portava dietro 7 bambini che non volevo assolutamente nella stessa sala con me, la frase rimane comunque una boiata. Le poche e ben dosate scene di violenza, sono attutite con cambi di scena convulsi e rumori ovattati.Poco sangue, qualche coltello, stop. Una puntata di Dragonball è più violenta.

 

2) “No, non andiamo a vederlo perchè mi pare una boiata.” Ovviamente questioni di gusto, ma detto da chi poi ha comprato un biglietto per American Pie, capisci che risulti credibile come Cicciolina vestiti da suora. Nel caso non si fosse già capito dalla mia recensione del libro rimarco il concetto: HG parte da uno degli spunti più geniali degli ultimi anni, credibile e ben congeniato.

 

3) “No, non andiamo a vederlo perchè vuoi mettere Twilight?!?” Ecco, sì dolcezza,  rimani pure fuori dalla sala così uccidi definitivamente quell’unico neurone che ti rimane e ne salviamo uno di mio, eh! Ad ogni modo, HG non è il nuovo Twilight (emmenomale): niente protagonista scema, niente vampiro sbarluccicoso, niente scenggiatura fatta col culo, niente colonna sonora da pezzenti, niente storia d’amore strappalacrime. Anzi, sotto la patina dell’azione HG pone spunti di riflessione che bisognerebbe cogliere.

 

4) “No, non andiamo a vederlo perchè vuoi mettere Harry Potter?!?”  Avessi avuto un paio di neuroni e qualche anno in meno, forse una frase del genere l’avrei detta pure io. Ma guardiamo in faccia la realtà: HG e HP prendono spunto da trame, argomenti, caratterizzazione dei personaggi completamente diversi e anche i libri stessi avevano un pubblico di destinazione separato da almeno 5 anni. Quell’aria cupa che in HP si inzia a respirare con il 4° libro, Hunger Games te la sbatte in faccia sin dalla prima pagina. Insomma il paragone lascia il tempo che trova, soprattutto cinematograficamente.

 

5) Ed infine la mia preferita “No, non andiamo a vederlo perchè sicuramente avranno rovinato il libro.” Io sono la Presidentessa ad honorem di questo partito, la frase sopracitata la ripeto almeno 4 volte l’anno, motivo per cui ci tengo a dire chiaramente che HG film è la fedelissima trasposizione di HG libro. Così fedele che per farlo più fedele potevano solo mettere Suzanne Collins a leggere sullo schermo, libro in mano. Ci sono lievi differenze, necessarie assolutamente, ma così poco lievi che non stonano, oltre al fatto che non sono buttate a caso, ma sono semplicemente anticipazioni del libro successivo.

 

Ed ecco la mia bomba: è proprio il suo essere così fedele al libro, secondo me, a limitare la pellicola cinematograficamente.

 

Rendere un libro narrato tutto in prima persona, dove la protagonista ragiona da sola ed impara di conseguenza (niente dialoghi illuminanti con altri protagonisti), è tutto meno che semplice. Potevano snaturare la cosa e infarcirla di dialoghi per renderla più simpatica ed efficace, oppure potevano rischiare il tutto per tutto e mantenere i silenzi ricchi di rotelline che girano. Così è stato fatto e, davvero, apprezzo tantissimo questa cosa, ma ho passato metà del film a mettermi nei panni di chi il libro non l’aveva letto e il risultato è stato che, vedendo tutti quei silenzi e sguardi fissi, avrei pensato che Katniss è un po’ torda.

 

Il film si segue bene, ha un buon ritmo, nessun tempo morto, dramma e flashback messi al punto giusto senza esagerare e con uno scopo,  eppure non sono riuscita a scorlarmi di dosso la sensazione fastidiosa del “ma l’avrei apprezzato davvero se non avessi letto il libro?”.

 

Viste queste premesse, Jennifer Lawrence si merita tutte le loti sperticate che ho letto: riuscire a trasmettere qualcosa, emozionare, far capire il tuo personaggio, creare empatia, quando hai meno battute di Dumbo non è mica cosa da poco. Imponente Donald Sutherland che con qualche fotogramma mi ha infuso il sacro terrore del Presidente Snow. Geniale Stanley Tucci, il suo Caesar Flickerman è proprio come l’avevo immaginato nel libro. Una gioia per gli occhi, ma completamente anonimo Liam Hemsworth, un Gale da guardare, ma facile da dimenticare e a volte poco credibile. Una vera sofferenza Josh Hutcherson, che fa sembrare Peeta più scemo di quanto non sia (cosa dite? Tutti miei pregiudizi perchè lo trovo un cesso? Nego assolutamente). Una sorpresa Woody Harrelson, un Haymitch che non mi aspettavo, ma ugualmente efficace.

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Va bene, ma alla fine ‘sto film t’è piaciuto o no?

 

Ecco… ni. E’ sicuramente un bel film e ha molti pregi e punti di forza che spero di essere riuscita a mettere in chiaro in tutto il blablabla qui sopra, ma non mi ha emozionata come speravo. Mentre ho amato il libro incondizionatamente, il film lo apprezzo con la testa, ma non con il cuore.

 

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Sogno un mondo dove l’educazione e la pacatezza sono tornati di moda. Sogno un mondo dove la gente preferisce il silenzio alle urla. Sogno un mondo dove esprorre le proprie idee non è sinonimo di alzare i toni. Sogno il momento in cui l’educazione verrà rivalutata.

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30 Giorni di Manga ~ Giorno 7: un manga che ti ha così schifato da stopparlo subito

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Ne ho stoppati parecchi nella mia carriera di lettrice, ma uno di quelli che proprio mi ha schifata e irritata sin dalle prime pagine è stato Taranta Ranta (ma che cazzo di nome è??) di Yoko Maki.

Questo manga non ha trama, non ha storia, non ha un’inizio nè una fine…. di fatto non ha senso. Povere, povere piante dell’Amazzonia.

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Prendi New Orleans che, si sa dai tempi di Anna Rice e Intervista col Vampiro, pullula di zannuti vampiri e dei loro amiconi lupi mannari.

 

Prendi il primo tizio che passa. Uno a caso, non importa. Ha una macchina nera, una camicia rossa e un amico un po’ troppo ciarlone, simpatico ma fondamentalmente imbecille (l’amico intendo, il tizio dalla camicia rossa dice si e no 2 parole).

 

Fai incontrare i due universi, magari con l’immancabile, prezioso aiuto, della fighetta bionda che in lacrime chiede l’aiuto del nostro eroe e del suo amico imbecille per trovare i brutali (e zannuti) assassini del padre.

 

Fai un film su ‘sta cosa. Già così promette di essere una boiata, ma poi scopri che il film in questione si chiama “Dylan Dog”, che c’hanno messo 10 anni a scriverlo e che si spaccia per la versione cult-movie del fumetto di Scalvi e allora il discorso diventa diverso. Questo non è solo una boiata, è un’eresia.

 

Ecco, e il mio sei tu.

 

Che voi siate e non siate fan di Dylan Dog, questo film non s’aveva da fare. Dell’Indagatore dell’Incubo ha solo il nome, tutto il resto è solo schifezza nel peggiore stile Hollywood. Niente Londra, niente Groucho, niente Morgana, niente Xarabas. Praticamene una puntata di Buffy. Con l’aggravante che, anche a dimenticarsi che si chiama Dylan Dog e a far finta che sia un film qualsiasi, rimane comuque una merda: scritto male, sceneggiatura banale, prevedibile, noiosa e slegata, dialoghi che neanche i miei nipoti di 6 e 4 anni, protagonisti espressivi come un palo della luce.

 

Fatevi un piacere: evitatelo.

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