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Posts Tagged ‘Molto fiera di me’

Fino ad un paio di anni fa (facciamo anche quattro) avevo un ottimo fiuto per quelli che sarebbero diventati dei casi letterari di successo. Giusto per tirarmela un po’ vi dico che ho letto Twilight in tempi non sospetti, quando di copie in libreria ce n’era una, e pure nascosta, e la Meyer non aveva ancora scritto il secondo (magari non l’avesse fatto sul serio), e che ho fatto a tempo a leggermi A feast for crows in inglese fresco di stampa prima che il mondo e la HBO scoprissero la miniera d’oro di the Game of Thrones.

 

Questo perchè fino a quattro anni fa avevo ancora una parvenza di tempo libero e il tempo per curiosare nelle librerie inglesi, oggi non più. Mi ritrovo quindi a compare i libri magari sì con discreto anticipo sulla versione cinematografica, ma puntualmente non li riesco a leggere. Diamo il benvenuto a Amabili resti, La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo e, ebbene sì, Hunger Games.

 

Però con Hunger Games mi sono detta “e-che-cazzo-no!” Quindi, avrò anche mancato l’anteprima nazionale, ma il film è uscito lunedì, oggi siamo a venerdì e io il libro l’ho finito da due giorni, tiè!  Crogiolandomi quindi nel molto-fiera-di-me beccatevi i commenti a caldo prima che la visione del film me li alteri.

 

 

Per quei pochi che fossero riusciti ad evitare articoli e servizi e che ancora non conoscessero la trama, Hunger Games è ambientato in un ipotetico stato di Panem, rimasuglio degli Stati Uniti post catastofi naturali, scioglimento dei ghiacci e guerre conseguenti. La capitale Capitol City governava 13 Distretti, questo fino a quando il 13° non si è ribellato. La rivolta ovviamente non è andata bene, il Distretto 13 è stato raso al suolo e agli altri, come monito, Capitol City ha imposto la Mietitura: ogni anno, per ogni distretto, vengono estratti a sorte un ragazzo e una ragazza dai 12 ai 18 anni. I 24 fortunati vengono sbattuti nell’Arena ad uccidersi a vicenda, il tutto nel reality più seguito ed amato di Panem: gli Hunger Games. Chi vince si becca, oltre alla pellaccia salva, onore, gloria, soldi a palate e l’ingrato compito di fare da mentore ai successivi Tributi (così sono chiamati i ragazzi estratti) del suo Distretto.

 

Ma conosciamo la nostra eroina: Katniss Everdeen. La figliola c’ha avuto una botta di sfiga mica da ridere nella vita: padre morto nelle miniere, madre assente, sorellina angelica da sfamare, etc. Insomma, la cugina americana di Candy Candy. La ragazza però c’ha guadagnato in palle e, sì, anche in testa. Ogni tanto è un po’ troppo inpulsiva e questo le ottenebra la capacità di giudizio, ma si accorge in fretta dei suoi errori e soprattutto, impara da essi. Mica come Bella Swan (lo so, questa era facile). Accanto a lei l’uomo della mia vita: Gale, alto, moro, di poche parole, ma efficaci. Ho il sospetto che non sarà l’uomo della sua di vita, ma non voglio spoilerare.

 

Dicevamo, siccome Katniss è la cugina di Candy Candy alla Mietitura viene estratta sua sorella dodicenne. Alla sua prima partecipazione, così. Fortunata, eh? E Katniss, giusto per incrementare la dose di fortuna, si offre come volontaria al posto della piccola Prim. Con lei negli Hunger Games Peeta, il figlio del fornaio, con il quale ha un debito del passato il quale la fa sentire un po’ uncomfortable, diciamo. Peeta ci mette del suo per essere simpatico, ma sinceramente, in questo primo libro non mi ha detto molto. Ho visto degli sprazzi interessanti, ma immagino che l’autrice sia stata fumosa con premeditazione. Inoltre inutile affezionarsi al ragazzo perchè il vincitore degli Hunger Games può essere solo uno…

 

Oppure no? Il giorno in cui il loro mentore Haymitch dedice di smettere per un po’ di bere Katniss e Peeta ne guadagnano sicuramente in punti vita, ma Capitol City non ama essere presa per il culo…

 

In sintesi: dopo l’incenso sparso su questo libro le mie aspettative erano alte e, miracolo, non sono state disattese. Non ho letto molti libri del genere dystopia, ma HG è di sicuro dei più originali sul quale abbia mai messo gli occhi. Tutta la struttura intorno agli Hunger Games è credibile, interessante e solida; i personaggi per quanto un po’ sacrificati all’azione (Katniss a parte) profumano di vero; la scrittura è quella di un young adult, ma è scorrevole e non si prende sul serio. D’altra parte tutto il libro è narrato dagli occhi e dalla voce di Katniss, un altro tipo di scrittura avrebbe fatto a pugni con il personaggio.

Giusto per dare un’idea: mi sono ritrovata a fare l’una di notte e, una volta forzatami a chiudere il libro per dormire, a sognare il seguito. Mi sono ritrovata a leggere in macchina ai semafori rossi, rischiando vita e patente. Mi sono ritrovata incattivita per non aver avuto sotto mano il secondo libro immediatamente. Ho provato emozioni durante e post lettura che avevo ormai dimenticato, trucidate da libri fotocopia e mediocri letti negli ultimi anni.

Benvenuto Hunger Games, e speriamo che il film ti renda giustizia.

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